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Sailor Moon e la Dea Starkard

Summary:

Sono passati alcuni mesi dalla sconfitta di Galaxia e la vita scorre tranquilla per le guerriere Sailor: scuola, compiti, verifiche, uscite con le amiche… tutto cambia quando in città arrivano tre persone, con un obbiettivo ben preciso.
Da subito le guerriere capiscono che i nuovi nemici sono forti, molto forti, più dei nemici sconfitti in precedenza, capiscono che non sarà facile eliminarli.
Ma quello che vogliono i tre non è conquistare la Terra. Loro vogliono solo distruggere Usagi e per farlo le porteranno via quello che ha di più caro, la persona che ama di più al mondo.
Le guerriere Sailor riusciranno a sconfiggere il nemico anche questa volta o sarà tutto perduto per sempre?

Notes:

Questa storia è stata postata in originale sul sito italiano EFP nel 2016. Quest'anno ho deciso di modificarla e ampliarla.
Il finale è stato scritto prima dell'inizio. Cioè chi muore è stato deciso fin da subito.
Se ci sono errori grammatica, sintassi e ortografia segnalateli pure, non mi offendo.
Cercherò di postare una volta alla settimana, la storia è pronta, devo solo correggere qualche errore qua e là.

Chapter 1: Capitolo 1

Chapter Text

Chapter 1 


«Quindi... questa è Tokyo» esclamò Starkard alzando gli occhiali da sole e guardandosi attorno, appena fuori dall'aeroporto internazionale di Tokyo. Rimise gli occhiali da sole e afferrò meglio il bagaglio a mano.
«Sì» disse Damian. «A meno che il pilota non abbia sbagliato strada...»
«Io non riesco a capire perché ogni volta che ci dobbiamo muovere dobbiamo usare uno di questi mezzi...» sospirò Jack, «Potevamo risparmiarci un volo di dieci e passa ore e uno scalo.»
Starkard guardò i due ragazzi accanto a lei, «Perché siamo persone normali» soffiò sul viso di Jack. «Non lamentarti, tesoro», «Almeno non è uno stupidissimo carro bestiame...»
Damian annuì, «Star, non ricordarmi di quell'orribile viaggio!» esclamò, «Due intere settimane accanto a stupide galline...» 
«Ma almeno avevamo uova fresche tutti i giorni» replicò disse Jack, scostandosi i capelli biondo scuro dalla fronte.
«Non dopo che voi due le avete sterminate quasi tutte...» ridacchiò Starkard, «Bene» disse ritrovando la compostezza che la contraddistingueva, «Siamo qui per un motivo,» si girò, «Direi che è ora d'incominciare.»
Damian le sorrise, mettendo in mostra le fossette sulle guance, «Chi è l'obbiettivo?»
Starkard aprì la tasca davanti del bagaglio a mano, tirò fuori una cartellina rossa e l'aprì, prese il foglio e lo lesse per poi mostrarlo agli altri.
«Chi?» chiese Jack e allungò il foglietto a Starkard. «Non mi sembra un nome conosciuto» esclamò.
«Nemmeno a me» sospirò Damian.
«Principessa Serenity, Guerriere Sailor, Crystal Tokyo... vi suggeriscono qualcosa?» domandò lei e sorrise.
Damian spalancò gli occhi chiari, le labbra si piegarono in un ghigno, «Oh, sì» disse.
«Quella Principessa?» squittì Jack e Starkard annuì, «Oh, perfetto» esclamò, «Almeno spiegheremo loro un paio di cosette.» rise.
«Sono guerriere» disse Damian mentre avanzavano diretti al noleggio auto, «Saranno forti, ogni battaglia le ha fatte diventare più potenti...»
«Damian, da quando ti preoccupi di queste cose?» chiese la giovane — non dimostrava più di ventidue anni — «Siamo noi i più forti.» esclamò, «Siamo più vecchi, più saggi» si fermò e fissò un ragazzino che stava per andare a sbattere contro una colonna, lo guardo fisso sul seno di Starkard, messo in mostra da un maglia scollata «E siamo dei gran fighi» rise.
«Bhe, quello è indubbio.» esclamò Damian, regalando un sorriso a un gruppetto di ragazze, che sembravano sul punto di svenire da un momento all'altro.
Come se fossero modelli in passerella sfilarono fra le persone, che si fermavano e lasciavano loro lo spazio per passare.
«Dove andiamo?» domandò Jack mentre caricavano i bagagli nel baule dell'auto.
«Ho prenotato una suite» rispose Starkard, «Ti do l'indirizzo» disse.

 

* * *

 

Usagi si bloccò di colpo quando raggiunse l'entrata del Crown, piegò il busto, portando le mani sulle ginocchia e ansimò, maledicendo la sua scarsa resistenza fisica; si passò il dorso della mano destra sulla fronte, respirò a fondo ed entrò nel locale.
«Sei in ritardo» l'apostrofò Rei, «Come al solito» aggiunse alzando gli occhi al cielo.
«Ho dovuto aiutare mamma a piegare le lenzuola!» si giustificò Usagi e si sedette accanto a Minako. «Questa volta non è colpa mia.»
«Sì, sì, hai sempre una scusa pronta» replicò Rei.
«Ma è vero!» esclamò Usagi e si passò una mano fra i capelli biondi. Non erano più lunghi come prima, adesso le arrivano poco oltre i fianchi, ma non aveva perso l'abitudine di legarli nel solito modo .
Rei tacque, fissando l'amica, «Okay, facciamo che ti credo.»
Usagi sbuffò, poi agitò il braccio destro, attirando l'attenzione di Camille, una ragazza americana che studiava in Giappone e che lavorava come cameriera nel locale di Motoki. «Una coppa con cioccolato, crema, Nutella e una montagna di panna montata» ordinò. Camille appuntò l'ordine e tornò al bancone.
«Domani pomeriggio dobbiamo incontrarci per preparare gli esami» esclamò Ami, alzando gli occhi dal suo libro di Dan Brown. 
«Domani non posso» fece Usagi, «Devo andare dalla nonna.»
«Usa-chan... dobbiamo studiare» replicò Ami chiudendo il libro.
«Ma io devo andare dalla nonna per tutto il giorno» sospirò la bionda, «Mica è colpa mia!» sbottò.
«Vorrà dire che recupererai il giorno dopo.»
Usagi fissò Ami, chinò il capo ed emise un lungo sospiro. «Va bene» mormorò delusa, poi Camille tornò con la coppa di gelato e la giovane alzò il viso, gli occhi scintillanti alla vista del grande dolce.
«Oh» esclamò Camille, girandosi verso le porte automatiche «È bellissima» sospirò e le ragazze si voltarono, fissando la ragazza che attraversava il locale con passo sicuro e deciso, il portamento da modella. La giovane - - dalle lunghe gambe abbronzate, lasciate scoperte da un corto abitino arancio chiaro, ai piedi un paio di stiletto dello stesso color - - oltrepassò il tavolo dove erano sedute Usagi e le sue amiche e si sistemò nel successivo, mentre i ragazzi che l'accompagnavano si sedettero davanti a lei.
«Uh, com'è carino il moretto» commentò Makoto abbassando la voce.
«Per te sono tutti carini» replicò Ami senza sollevare gli occhi dal suo libro. «Devono essere americani, a giudicare dall'accento» aggiunse, ascoltando brevemente i discorsi dei tre — erano indecisi su quale gelato prendere.
«Bhe, che problema c'è?» replicò Makoto, «Lo sai che l'amore supera ogni barriera» disse e annuì, convinta delle sue parole.
«Il problema, mia cara Mako,» esclamò Usagi agitando il cucchiaino, «è che tu non sai l'inglese.»
«Neppure tu» replicò Makoto.
«Ma io ho Mamoru» borbottò Usagi con la bocca piena, «Ciao Minako!» esclamò allegra, fissando l'altra ritardataria — giustificata, però: aveva un corso pomeridiano di teatro — «Tutto bene?» chiese.
«Sì!» trillò allegramente e ordinò un frullato alla fragola, «Cosa si dice di bello?»
«Stavamo parlando del nuovo amore di Makoto» disse Rei, «Amore che non inizierà nemmeno, perché lui è americano e Mako lo sa a malapena.»
«Eh?» fece Minako, «Chi?»
«Lui» rispose Makoto e glielo indicò, «Non è carino?» sospirò, quasi estasiata.
Il ragazzo si voltò appena, lanciando un'occhiata perplessa alle cinque ragazze, «Non è carino» replicò Minako, «È un gran figo!» quasi strillò.
«Mina!» esclamò Ami, le guance rosse dall'imbarazzo, «Abbassa la voce» disse.
«Bhe, se è americano non lo sa il giapponese, quindi...» Minako alzò le spalle, «È davvero bello» sospirò.
Il colpo di fulmine di Makoto si voltò, posando il braccio sulla spalliera del divanetto, facendo voltare Usagi, Rei e Ami, «Grazie biondina» esclamò in un perfetto giapponese, senza la minima traccia d'accento, per poi sorridere.
Minako e Makoto avvamparono all'istante, abbassarono la testa mormorando frasi sconnesse mentre Usagi e Rei ridevano.
Ami si voltò verso il ragazzo ma lui si era voltato di nuovo, ritornando a parlare con la ragazza e l'altro ragazzo — e dovette ammettere che erano tutti e tre molto belli, di una bellezza quasi irreale —, li osservò per qualche istante, indecisa se chiedere di dove fossero e cosa ci facessero lì, scosse piano la testa e tornò al suo libro, dicendosi che non erano affari suoi.
Ma c'era qualcosa in quei tre che la spingeva a guardarli, a sentire le loro chiacchiere, come se fossero calamite. Guardò le altre, anche loro erano distratte, troppo prese dalla bellezza dei tre americani.

 

* * *

 

«Che idiote» sbadigliò Starkard, annoiata e stanca
«Bhe, mica potevano sapere che parliamo tutte le lingue del mondo» esclamò Damian.
«Tu sei contento solo perché la ragazzina ha detto che sei figo» disse Jack.
«Bhe, è vero» sorrise Damian, «Non si può negare la verità!» rise passando le mani sull'ampio torace.
«Smettetela» esclamò Starkard pettinandosi i capelli, «Sono ragazzine» disse, «Vanno ancora al liceo, sono immature per forza.»
«Hanno più di mille anni, tesoro» le ricordò Jack.
«Hanno più di mille anni solo perché sono morte e rinate» ricordò Starkard, «Sono ripartite da zero, quindi sono ancora delle adolescenti stupide e immature» disse e sospirò, posò la spazzola sul mobile e si voltò verso i due. «Pronti?» chiese, «Voglio vedere com'è Mamoru» disse.
«Vuoi farti anche lui?» rise Damian.
Lei scrollò le spalle, «Bhe, se è davvero così carino, così bello, così buono, così tutto come dice Usagi... allora si potrebbe fare.»
«Una mantide religiosa, in pratica» rise Jack.
«La mantide uccide il compagno durante il rapporto, io vorrei aspettare la fine, eh» disse, «Non sono masochista.»
«In realtà non vuoi sporcarti di sangue e cervella» rise Damian aprendo la porta della stanza dell'hotel dove alloggiavano.
«Anche quello. È difficile smacchiare il sangue dai vestiti» disse Starkard, «Su, basta chiacchiere!» disse, «Abbiamo una missione» esclamò, «Facciamo in fretta, prima portiamo a termine la missione, prima ce ne torniamo a casa.»
«E prima puoi startene al sole come un lucertola» ridacchiò Jack.
Lei non replicò, limitandosi a sbuffare, e si diresse verso gli ascensori. «Il Giappone non mi ispira molto» disse, «Io sono per posti più... più» si fermò, cercando di trovare le parole adatte, «Il Giappone non è il mio genere, ecco» disse.

 

* * *

 

«Ancora gelato?» sbuffò Jack mentre entravano al Crown – il giorno successivo.
«C'è anche altro» replicò Starkard, «No è una gelateria» disse, «E possiamo farci un paio di partite ai cabinati» aggiunse.
«Ci sto» esclamò Damian, le mani infilate nelle tasche e l'aria distratta.
«Ma io voglio...» Jack abbassò la voce «lo sai cosa voglio» mormorò.
«Dopo» replicò lei e si spostò verso un tavolo li vicino, proprio accanto a quelle delle guerriere Sailor. Nel momento in cui Starkard stava sedendosi, sopraggiunse Mamoru. La ragazza si abbassò verso il pavimento per raccogliere un orecchino che le era caduto "per sbaglio" — lo aveva tolto lei velocemente e lo aveva fatto cadere a terra senza essere vista —; quando si rialzò, colpì Mamoru al fianco con il gomito. «Oh, scusami» disse in giapponese — neppure lei aveva la minima traccia d'accento — chinando il capo e avvampando un po', «Mi dispiace, non ti avevo visto...» aggiunse e alzò lo sguardo, incontrando quello quasi stupito di Mamoru. «E sarebbe stato un peccato non vederti» civettò, sbattendo le ciglia e raddrizzando il più possibile la schiena, mostrando il seno, messo in risalto dalla scollatura generosa, «Sei veramente bellissimo» aggiunse, la voce bassa, lo sguardo fisso su di lui.
«Ehm.. grazie» disse Mamoru in evidente imbarazzo, poi si allontanò.
«Ehi! Lui è il mio fidanzato» esclamò Usagi sporgendosi sulla panca e fissando la sconosciuta come se volesse tirarle i capelli – di un caldo biondo, lunghi fino a metà schiena.
Starkard la guardò appena, con lo stesso sguardo che avrebbe rivolto a un moscerino fastidioso, per poi chiacchierare con i suoi amici, mentre Usagi la fissava quasi offesa, perché aveva osato essere civettuola con Mamoru e perché la stava palesemente ignorando.
«Quindi?» domandò Damian dopo che ebbero ordinato crepes e frullati per tutti.
«Niente» sospirò Starkard lanciando una breve occhiata a Mamoru, «È troppo ingessato, sembra avere una scopa nel culo.»
«Sono giapponesi, è normale» disse Jack.
«Da quando sai qualcosa sulla cultura giapponese?» domandò Damian.
«Da mai» rise Jack.
«Finitela» sbottò Starkard, «Facciamo le persone serie, altrimenti penseranno che i turisti siano delle specie di scimmie sotto acidi.»
«Che cosa si stanno dicendo?» mormorò Makoto sporgendosi oltre le spalle di Rei, «Parlano in francese?» chiese, «Oh, com'è affascinante» sospirò, «Giapponese, inglese e francese» mormorò fissando Damian.
«Guarda che capisce quello che dici!» esclamò Usagi, «Ricordi ieri pomeriggio?»
«Sì» pigolò Minako abbassando la testa, «Che figuraccia.»
«Qualcuno può spiegarmi qualcosa?» chiese Mamoru che ormai capiva ben poco, a parte che i tre seduti al tavolo a fianco parlavo tre lingue.
Rei sbuffò e gli raccontò tutto: dei commenti di Minako e Makoto, del fatto che il ragazzo moro dagli occhi azzurri avesse risposto in giapponese. «Il solito, in pratica» sorrise.
Mamoru annuì, «Ho capito» disse.
«Non è bellissimo?» sospirò Makoto. «Ha degli occhi blu meravigliosi» mormorò fissando Damian che ordinava per tutte e tre, sorridendo alla cameriera, mettendo in mostra i denti e le fossette sulle guance.
«Lo abbiamo capito» sospirò Rei, «Adesso basta, Mako-chan» disse, «Stai diventando noiosa.»
Makoto sbuffò, «Bhe, almeno io lo ammetto» sorrise, «Pensi che nessuna di noi abbia notato le occhiate che lanci all'altro?» chiese e rise quando Rei avvampò.
«Io non lo guardo che se fosse un gigantesco bignè» replicò Rei, «E non ripeto che è bello ogni due secondi» aggiunse incrociando le braccia.
Al tavolo accanto, Jack gongolava. «Piaccio» sussurrò.
«Piacciamo tutti» alzò gli occhi al cielo Starkard, «Vado in bagno» disse e si alzò, sentendo su di sé lo guardo di Mamoru, puntato sul sedere e sulle lunghe gambe abbronzate, messe in mostra dalla minigonna.
«Belle gambe, eh?» commentò Damian fissando Mamoru, che lo osservò sorpreso, ignorando lo sguardo furente di Usagi, «Non fare il timido, non ti mangia mica» sorrise Damian. Mamoru continuò ad osservarlo, ignorando Usagi che richiamava la sua attenzione, «Lei è così,» continuò Damian «piace a tutti» sorrise, mettendo in mostra fossette e denti perfetti e di un bianco quasi accecante.
«Mamoru!» strillò Usagi, riuscendo a richiamare l'attenzione del ragazzo, che si voltò verso di lei, sbattendo piano le palpebre, come se si fosse appena svegliato.
«Scusami» mormorò lui.
Usagi sbuffò, vide la ragazza arrivare, fissò il corpetto che metteva in risalto la vita sottile e il seno prosperoso, pensò che si stesse mettendo troppo in mostra.
D'altra parte, Starkard si divertiva ogni volta che Usagi le lanciava un'occhiataccia.
Una mezz'ora dopo Mamoru si alzò in piedi, diretto verso la cassa, il portafogli in mano. Starkard attese qualche secondo, afferrò la borsetta e si alzò anche lei, seguita dagli sguardi divertiti di Jack e Damian, che sapevano benissimo le intenzioni dell'amica.
Starkard raggiunse Mamoru, sistemandosi dietro di lui, «Belle spalle» commentò.
«Scusa?» fece lui, voltando appena la testa.
«Ho dette che hai delle belle spalle» sorrise lei, guardandolo negli occhi, «E anche un bel sedere» soffiò, senza smettere di fissarlo.
«Ah, grazie» mormorò Mamoru, sentendosi in imbarazzo per le avance sfrontate della ragazza. Pagò, poi si spostò verso destra, in attesa di salutare Motoki.
Anche Starkard pagò e si avvicinò a Mamoru e lo osservò, piegando la testa di lato. «Sei timido, eh?» domandò senza smettere di fissarlo con i suoi occhi di un azzurro così chiaro da sembrare vetro trasparente, Mamoru la fissò, sorpreso e quasi incantato; Starkard sorrise, fece schioccare la lingua e la passò sulle labbra, si avvicinò ancora di più al ragazzo, gli baciò la guancia. «Hilton Hotel, King Tower Suite Executive» soffiò e se ne andò, sorridendo e fissando Usagi, che la guardava come se volesse incenerirla.
«Cosa ti ha detto?» domandò Motoki.
Mamoru deglutì, si passò una mano sul volto e sospirò, «Mi ha detto la stanza in cui alloggia» rispose.
«Oh» commentò Motoki, «Bhe, è una persona diretta» disse.
Mamoru sospirò, «Meglio che vada» esclamò, salutò l'amico e tornò al tavolo, trovando Makoto, Minako e Rei che discutevano su chi fosse più bello fra i due ragazzi, mentre Usagi continuava a ripetere che il più bello era Mamoru. L'unica che non partecipava era Ami, anche se ogni tanto buttava un commento qua e là. Pensò che quella ragazza — l'americana, francese o di qualunque nazionalità fosse — fosse strana, troppo sfacciata e provocante per i suoi gusti, anche se era bella, dannatamente bella.
Troppo bella per essere umana.